Un tempo era inaccessibile a causa del carcere che si trova su di essa. Oggi, invece, Pianosa può essere visitata con una gita di un giorno. L'isola fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e vanta uno degli ambienti marini meglio conservati di tutta Italia
Fino a poco tempo fa l’isola di Pianosa era inaccessibile ed era abitata esclusivamente da tre tipologie di persone: i carcerati del penitenziario di massima sicurezza, i secondini che vi lavoravano e i loro familiari. Dal 1998, anno in cui il carcere è stato chiuso quasi del tutto, vi abitano soltanto alcune guardie penitenziarie e una manciata di detenuti in regime di semi-libertà, che si occupano della manutenzione della struttura. Ma ai viaggiatori interesserà sapere che l’isola è finalmente aperta al turismo, anche se con molte limitazioni. Non è possibile pernottare a Pianosa e l’accesso è consentito a 400 persone al giorno, al fine di preservare un ambiente naturale ancora integro. Tavolara fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e i suoi fondali sono pressocché intatti. Merito soprattutto del carcere: per ragioni di sicurezza, le imbarcazioni non autorizzate non potevano avvicinarsi alla costa e le acque intorno all’isola sono state preservate dalla pesca indiscriminata.
Il parco nazionale
Il mare di Pianosa è l’habitat perfetto per un grande numero di pesci e di animali marini. Le sue acque sono abitate dalle cernie, dalle ricciole e dai saraghi, ed è abbastanza facile osservare i delfini. Sono rari, ma non impossibili, gli avvistamenti di testuggini e cetacei. E’ per questo che ancora oggi non è possibile navigare, immergersi e pescare intorno a Pianosa, la cui zona è sottoposta a riserva integrale. La balneazione è consentita esclusivamente nell’ampia spiaggia sabbiosa situata accanto al paese ed è qui, inevitabilmente, che si riversano i turisti provenienti dall’Elba con l’escursione di un giorno. Se il sole brucia troppo, potete fare una passeggiata in quello che ormai è diventato un paese fantasma. L’agglomerato di case alle spalle della spiaggia era abitato dalle famiglie delle guardie carcerarie, che dopo la chiusura del penitenziario sono tornate nelle città di provenienza. Meritano una fotografia il Forte Teglia e l’adiacente Palazzo della Specola. Sull’isola sono presenti anche alcuni siti archeologici di epoca romana, coma la Villa di Agrippa e le catacombe.
Il carcere
L’isola di Pianosa era, fino a poco tempo fa, una sorta di Alcatraz italiana. Il primo carcere dell’isola venne aperto nel 1858, quando fu istituita la colonia penale agricola di Pianosa, nella quale i carcerati si dedicavano al lavoro nei campi. Ma Pianosa era luogo d’esilio già ai tempi degli antichi romani e, durante il Granducato di Toscana, fu utilizzata come isola in cui confinare anarchici, mazziniani e carbonari. Nel corso di un secolo e mezzo il carcere di Pianosa è stato notevolmente ampliato, fino a crearvi, per volere del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, la zona di massima sicurezza denominata “Agrippa”. Alla fine degli Anni ‘80 sembrava che il carcere fosse ormai per essere chiuso, ma ha ricevuto un nuovo e triste slancio dagli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino: è a Tavolara che è stata confinata una buona parte dei mafiosi catturati in quegli anni, durante la battaglia a Cosa Nostra. Pianosa ha ospitato anche altri detenuti eccellenti, come Pasquale Barra della Nuova Camorra Organizzata, detto “o’ animale”, e il brigatista Renato Curcio. Ma l’isola è stato luogo di detenzione anche per Sandro Pertini, ex presidente della Repubblica, che venne rinchiuso nel penitenziario per motivi politici durante il fascismo.
Pianosa




